Luigi
11-12-2002, 18:01
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Come vendicarsi di uno spammer
Un paio di settimane fa commentavo con scetticismo l'ondata di proteste
organizzate tramite Slashdot.org, il celebre ritrovo per informatici
sfegatati, contro una spammatrice che aveva incautamente rilasciato
un'intervista in cui figuravano il suo nome e cognome e quello della sua
società , e dubitavo dell'efficacia di azioni del genere: passata la
protesta, la spammatrice avrebbe ricominciato senza batter ciglio. Forse
mi devo ricredere: il popolo della Rete è ancora più ingegnoso di quanto
immaginavo.
Giunge infatti notizia di un'altra "spedizione punitiva", organizzata
stavolta contro Alan Ralsky, considerato uno dei cinque spammer più
prolifici del mondo (oltre un miliardo di e-mail al giorno). Incontrandosi
sempre sulle pagine di Slashdot.org, gli utenti hanno utilizzato le
risorse della Rete per individuare l'indirizzo dell'abitazione di Ralsky
(compresa una foto satellitare della zona), lo hanno pubblicato su
Slashdot.org (non è reato, è un'informazione pubblicamente disponibile) e
invece di bombardarlo con le solite e-mail di protesta lo hanno iscritto a
ogni campagna pubblicitaria conosciuta, intasandogli la casella postale
(quella di casa, non quella online) di quintali di réclame, cataloghi e
depliant promozionali. Un'operazione fra l'altro piuttosto semplice: basta
visitare siti come Catalog Request per far recapitare in breve tempo tutti
i cataloghi possibili e immaginabili (almeno se avete un'immaginazione
molto adulta e molto fervida).
I più arrabbiati, inoltre, hanno iniziato a inviargli cordiali lettere
(cartacee) di protesta con tassa a carico del destinatario, ossia l'esatto
equivalente postale dello spam che Ralsky dissemina quotidianamente: un
messaggio indesiderato il cui onere economico ricade su chi lo riceve.
Il vantaggio della tattica cartacea rispetto al semplice invio di e-mail
di protesta o di telefonate di indignazione adoperato finora è che la
punizione non solo è assai tangibile, ma una volta lanciata dura nel
tempo. Come ben sa chi è finito nelle grinfie delle campagne pubblicitarie
postali, Ralsky faticherà non poco a disiscriversi dalle centinaia di
liste commerciali nelle quali è stato iscritto. Una pena decisamente
calzante per chi iscrive le proprie vittime in liste dalle quali è
impossibile rimuoversi.
Oltre a essere durevole, l'approccio degli antispammer di Slashdot è anche
economicamente oneroso per lo spammatore e quindi difficile da ignorare:
infatti Ralsky è talmente infuriato che ha già dato mandato al proprio
avvocato di perseguire chi ha perpetrato quest'abominio (il dubbio che
assomigli molto a quello che fa lui di mestiere non lo sfiora nemmeno).
Cosa che troverà assai difficile, visto che non è stato commesso alcun reato:
gli utenti hanno semplicemente usato la funzione "segnala un amico"
presente in tutti i siti commerciali. Oltretutto sarebbe economicamente
insostenibile rintracciare ciascuna delle migliaia di persone che hanno
partecipato all'operazione.
Combinata con una recente sentenza che obbliga Ralsky a risarcire il
provider statunitense Verizon per averne abusato la rete con i suoi
miliardi di messaggi, questa nuova tattica, se ripetuta sistematicamente
con tutti i componenti della discutibile "top ten" degli spammer
maggiormente attivi, potrebbe rendere antieconomico il suo squallido
mestiere. Non che questo significherà la fine dello spam, a meno che si
trovi anche un rimedio per le offerte di milioni di dollari che piovono
dalla Nigeria, ma sarà senz'altro un passo avanti.
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Saluti,
Paolo.
Tratta da: http://www.apogeonline.com/webzine/2002/12/10/01/200212100101
Come vendicarsi di uno spammer
Un paio di settimane fa commentavo con scetticismo l'ondata di proteste
organizzate tramite Slashdot.org, il celebre ritrovo per informatici
sfegatati, contro una spammatrice che aveva incautamente rilasciato
un'intervista in cui figuravano il suo nome e cognome e quello della sua
società , e dubitavo dell'efficacia di azioni del genere: passata la
protesta, la spammatrice avrebbe ricominciato senza batter ciglio. Forse
mi devo ricredere: il popolo della Rete è ancora più ingegnoso di quanto
immaginavo.
Giunge infatti notizia di un'altra "spedizione punitiva", organizzata
stavolta contro Alan Ralsky, considerato uno dei cinque spammer più
prolifici del mondo (oltre un miliardo di e-mail al giorno). Incontrandosi
sempre sulle pagine di Slashdot.org, gli utenti hanno utilizzato le
risorse della Rete per individuare l'indirizzo dell'abitazione di Ralsky
(compresa una foto satellitare della zona), lo hanno pubblicato su
Slashdot.org (non è reato, è un'informazione pubblicamente disponibile) e
invece di bombardarlo con le solite e-mail di protesta lo hanno iscritto a
ogni campagna pubblicitaria conosciuta, intasandogli la casella postale
(quella di casa, non quella online) di quintali di réclame, cataloghi e
depliant promozionali. Un'operazione fra l'altro piuttosto semplice: basta
visitare siti come Catalog Request per far recapitare in breve tempo tutti
i cataloghi possibili e immaginabili (almeno se avete un'immaginazione
molto adulta e molto fervida).
I più arrabbiati, inoltre, hanno iniziato a inviargli cordiali lettere
(cartacee) di protesta con tassa a carico del destinatario, ossia l'esatto
equivalente postale dello spam che Ralsky dissemina quotidianamente: un
messaggio indesiderato il cui onere economico ricade su chi lo riceve.
Il vantaggio della tattica cartacea rispetto al semplice invio di e-mail
di protesta o di telefonate di indignazione adoperato finora è che la
punizione non solo è assai tangibile, ma una volta lanciata dura nel
tempo. Come ben sa chi è finito nelle grinfie delle campagne pubblicitarie
postali, Ralsky faticherà non poco a disiscriversi dalle centinaia di
liste commerciali nelle quali è stato iscritto. Una pena decisamente
calzante per chi iscrive le proprie vittime in liste dalle quali è
impossibile rimuoversi.
Oltre a essere durevole, l'approccio degli antispammer di Slashdot è anche
economicamente oneroso per lo spammatore e quindi difficile da ignorare:
infatti Ralsky è talmente infuriato che ha già dato mandato al proprio
avvocato di perseguire chi ha perpetrato quest'abominio (il dubbio che
assomigli molto a quello che fa lui di mestiere non lo sfiora nemmeno).
Cosa che troverà assai difficile, visto che non è stato commesso alcun reato:
gli utenti hanno semplicemente usato la funzione "segnala un amico"
presente in tutti i siti commerciali. Oltretutto sarebbe economicamente
insostenibile rintracciare ciascuna delle migliaia di persone che hanno
partecipato all'operazione.
Combinata con una recente sentenza che obbliga Ralsky a risarcire il
provider statunitense Verizon per averne abusato la rete con i suoi
miliardi di messaggi, questa nuova tattica, se ripetuta sistematicamente
con tutti i componenti della discutibile "top ten" degli spammer
maggiormente attivi, potrebbe rendere antieconomico il suo squallido
mestiere. Non che questo significherà la fine dello spam, a meno che si
trovi anche un rimedio per le offerte di milioni di dollari che piovono
dalla Nigeria, ma sarà senz'altro un passo avanti.
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Saluti,
Paolo.
Tratta da: http://www.apogeonline.com/webzine/2002/12/10/01/200212100101